IL PRONTO SOCCORSO

I sintomi: un orecchio tappato che fischia, vertigini e nausea. Sono in campagna dai nonni per Pasqua: mi tuffo nel Pronto Soccorso di Erba, fiducioso così di bypassare accoltellamenti e siringoni della mia Milano Fratricida. Orario di accettazione: 11 e 31. Codice bianco, e ci mancherebbe altro. Nove sedie in un’anticamera di sfighe pasquali: polso slogato (motorino), storte alle caviglie (calcio e disattenzione), qualcosa nell’occhio (giretto in moto), pressione alta (ipocondria). Niente di serio, aspetto sempre fiducioso. Aspetto quattro ore e mezza. Un po’ meno fiducioso mi accomodo sul lettino del dottor Spreafico che, intanto, mi guarda per un attimo l’orecchio. Diagnosi: “Deve andare da un otorino”. Grazie al cazzo. Mi spiega che non essendoci il reparto, a Erba lo specialista viene solo una volta alla settimana. E non è il giorno giusto. Quattro ore e mezza buttate nel cesso (di un pronto soccorso). Ma informare la gente al momento dell’accettazione? “Guardi, ascolti, qui specialisti per il suo caso non c’è ne sono: vada a Como, vada a Lecco, vada a fare in culo…”. E invece nulla. Con le pive nel sacco mi reco all’URP - stranamente segnalato - in cerca del mio capro espiatorio. Mi trovo davanti una porta chiusa. Aspetto (tanto, ormai…) un buon quarto d’ora prima di bofonchiare qualche sterile protesta. Poi esco, metto in moto la macchina e parto. Intorno a me c’è l’Italia.

I COMPLICI ATOMIC!

4 comments so far

  1. Manfredi
    #1

    Rialzati, Italia!

  2. cobitredici
    #2

    per la cronaca: otite catarrosa… !

  3. Marx
    #3

    che schifo…la tua otite catarrosa…

  4. axerina
    #4

    comunque sto calzino bianco della foto nun se pò proprio guardà…

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