BERLIN HOHENSCHONHAUSEN
PERDENTE!
La Storia la scrivono i vincitori. Il tassista che mi sta portando al carcere segreto di Hoehenschonhausen ha perso nel 1989, quando i berlinesi dell’Est sono passati oltre il Muro che separava due mondi e una citta’. Guida una Mercedes panna. Ha un accento orientale. Dice di essere un ex agente della Stasi, di non capire i motivi di una mia visita a Hoehenschonhausen. E’ in piena Ostalgie. ’’Facevo sport per 40 cents all’anno. I nostri atleti strabiliavano alle Olimpiadi. Esperti venivano dalla Finlandia per studiare i sistemi scolastici della Ddr’’. A pochi isolati dalla prigione indica uno stabilimento dove si producevano tecnologie per intercettare i telefoni. ’’Ho portato di persona molta gente a Hoehenschonhausen: tutte spie dell’Ovest. Il resto sono balle’’.
VINCITORE?
’’Questa e’ stata la mia cella per otto mesi’’. Hoehenschonhausen e’ oggi uno dei mille monumenti commemorativi di Berlino. A guidare i visitatori per i suoi cortili e corridoi sono gli stessi ex detenuti. Il nostro ha un fortissimo accento dell’Est. E non fa nulla per rendersi comprensibile. Nel 1974 aveva tentato di fuggire dalla Ddr. Era finito nel carcere segreto di Hoehenschonhausen.
FUORI DALLO SPAZIO-TEMPO
Straniamento tramite privazione sociale e sensoriale. Si pensa di essere sperduti sulle coste del Baltico o alla frontiera con la Polonia. Arrestati e caricati su camioncini che in incognito viaggiano per ore a zonzo per le strade di Berlino. Nessuno esterno alla “Ditta” sa che la zona vietata del quartiere di Hoehenschonhausen nasconde un carcere di massima sicurezza. Sulle cartine topografiche di Berlino Est, gli isolati riservati alla Stasi sono una chiazza bianca. Nessun contatto con gli altri reclusi, solo con secondini e funzionari. Un sistema di luci verdi e rosse permette di coordinare lo spostamento dei detenuti. Apposite celle per il ’’parcheggio” dei prigionieri si trovano in ogni corridoio. Non si ha piu’ un nome ma un numero. Unica eccezione gli interrogatori. Durante i colloqui con i dirigenti della Stasi si riacquista un’identita. E si vede anche il cielo. Nessuno e’ mai evaso da Hoehenschonhausen.
DA HITLER A STALIN
Il terreno di Hoehenschonhausen appartiene per decenni alla famiglia Heike, industriali meccanici. Nel 1938 il partito nazionalsocialista se ne appropria e costruisce un edificio in pietra su due piani: una mensa popolare del Terzo Reich. Durante la Seconda Guerra Mondiale vengono aggiunte una decina di baracche in legno e Hoehenschonhausen diventa per la prima volta un luogo di reclusione, un campo di lavoro per prigionieri di guerra. Nel 1945 le forze di occupazione sovietiche entrano in Berlino. Hoehenschonhausen resta un campo per la raccolta e lo smistamento dei prigionieri: lo Speziallager 3. La cantina della vecchia mensa è convertita in una prigione da 60 celle. A erigerla gli stessi detenuti. La chiamano U-Boot. Per l’umidita’. Per la mancanza di luce naturale. Nessuna cognizione del tempo che passa. No igiene, no coperte, poco rancio. La cella: un buco e un giaciglio in legno, a volte messo di traverso tra due muri e appositamente troppo corto. Il risultato sono danni permanenti alle gambe di chi ci deve dormire sopra. Torture fisiche: celle dove si puo’ solo stare in piedi, getti di acqua ghiacciata (negli inverni berlinesi), sottrazione del sonno.
IL CARCERE DELLA STASI
Nel 1951 il nuovo ministero per la Sicurezza della Ddr assume il controllo del penitenziario. I detenuti diventano comunisti riformisti, operai organizzatori dello sciopero del 17 giugno ‘53, testimoni di Geova. Ma anche berlinesi ordinari, colpevoli di una frase di troppo alla persona sbagliata in un momento qualunque: nei tempi d’oro, la Stasi contava un collaboratore ogni sei cittadini. Visto lo sconsiderato numero di arresti alla Stasi serve più spazio. Alla fine dei ‘50 ai detenuti viene fatta erigere una nuova costruzione: 200 celle e decine di stanze per gli interrogatori. Tutti gli ambienti sono contraddistinti dal marrone dei pavimenti in linoleum e dal grigio delle pareti: un marchio di fabbrica della dittatura burocratica della Ddr. Dalle violenze fisiche dei russi si passa a violenze psicologiche. Studiate nel dettaglio e accuratamente fascicolate tra i miliardi di pagine redatte a macchina dai funzionari della “Ditta”. Studi parlano anche di marchiature dei prigionieri effettuate con materiale radioattivo. Il logorio psicofisico dei detenuti non conosce sosta. Arrendersi e abbandonarsi nelle mani di uno stato onnipotente è il senso unico. Lo scopo: fornire tutte le informazioni, rilevanti e non, desiderate dai funzionari del Ministero. E firmare i documenti della propria confessione.
QUALCHE IPOTESI
Chissà se quel tassista che qualche minuto fa mi ha portato qui a Hoehenschonhausen, 34 anni fa ha fatto lo stesso con questa guida che ora ci sta raccontando la sua prigionia. Chissà se questa guida che con il suo tedesco incomprensibile dice di essere stato messo dentro perché 34 anni fa ha cercato di scalvacare il Muro, 34 anni fa era una spia dell’Ovest. Chissà se a mettergli le manette e a condurlo qui per la prima volta fu proprio quel vecchio collaboratore della Stasi che ora guida un taxi per le strade della nuova Berlino. Chissà se questa guida vittima della Stasi è mai salita per caso su quel taxi.
MAUER IM KOPF
Scrive Anna Funder in “Stasiland” (2002): “Qui la gente parla del Mauer im Kopf, del Muro nella testa. Pensavo che fosse solo una scorciatoia, un modo abbreviato per riferirsi al modo in cui i tedeschi si definiscono ancora in termini di orientali e occidentali. Ma ora vedo un senso più letterale: il Muro e ciò che rappresentava esistono ancora. Il Muro persiste nella mente degli uomini della Stasi come qualcosa che sperano possa un giorno ritornare, e anche nella mente delle loro vittime, come una terrificante possibilità.”.
DUEMILAEOTTO
A pochi isolati da Hoehenschonhausen due amici berlinesi, uno dell’Est e uno dell’Ovest, hanno aperto un bar in stile Stasi. Chi richiede la tessera di collaboratore (Mitarbeiter) ottiene il 10% di sconto sulle bevute. L’anno prossimo sono 20 anni dalla caduta del Muro.
PER APPROFONDIRE:
Fondazione Berlin-Hohenschonhausen (english)
Gedenkstatte Berlin-Hohenschonhausen su Wikipedia (deutsch)

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