ART3 - FASHION WEAK?!

You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video

Milano Moda Donna

( 20 - 27 Settembre 2008 )

- anticipazioni primavera / estate 2009 -

 

Agatha Ruiz de la Prada
Rocco Barocco
Laura Biagiotti
Blumarine
Mariella Burani
Clips
Enrico Coveri
Dsquared2
Etro
Kristina T
Iceberg
Max Mara
Gaetano Navarra
Lorenzo Riva
Ermanno Scervino
Valentin Yudashkin

 

SOUNDTRACK by DEICHKIND
IMAGES by C13
PRODUCED & MOUNTED by MF

 

“La moda propone…


…la donna dispone”

 

 

“Elegantemente suggerita,
disinvoltamente esibita”

 

( Lucia Mari )

IL CEVICHE DI HU SHUZHEN

(…) Massì, dato il nome mi fermo senz’altro: è un minuscolo ristorante cinese, che si chiama Fortuna e ha pochi tavolini, una porticina così stretta che mette l’ansia. Non fa wanton, si è specializzato in cevice, il piatto di pesce tipico dei peruviani. E a star seduti, ad aspettare il turno, non sono cinesi, o gente di passaggio. Sul marciapiede si contano decine di motorini: sono tutti fattorini e pony express peruviani i suoi avventori. (…)

[ Piero Colaprico - Manuale di sopravvivenza per immigrati clandestini ]

 

BETTOLA CINESE. Il migliore ceviche de pescado di Milano lo cucina Hu Shuzhen. Può sembrare un paradosso, in realtà è un vero e proprio miracolo. Perché di pesce fresco, anzi freschissimo come da ricetta, in quella bettola cinese che è il Ristorante Fortuna in Via Bartolomeo Eustachi non se ne ha neanche la sensazione. Eppure, seppure non si muova più da tempo, la spigola spezzettata in mezzo a insalata e succo di limone fa la sua (s)porca figura.Frequento il Fortuna da molti anni, lo trovo un posto affascinante. Al punto che quando ho letto in un (bel) libro del “mio” ristorante cinese ci sono restato così così. Come se Colaprico si fosse reso colpevole di appropriazione ingiusta. Peccato che le parole mai scritte non siano protette da copyright. Al contrario della mia pigrizia ormai da anni certificata.

FARE SOLDI. Comincio questa storia senza ulteriori preamboli. Fare soldi per fare soldi per fare soldi. Io non credo che sia un luogo comune: anche se non ci sono più le mezze stagioni, i cinesi sanno cosa sono gli affari. Prendete ad esempio la mia zona: oltre al Fortuna, nel raggio di due o tre isolati, di ristoranti gestiti da cinesi troviamo quello di Pablo e il Chekiang.

LA PICCOLA ISCHIA. Pablo, nome scelto o attribuito a tavolino per facilitare il saluto degli habitué, infarina e impasta nella sua pizzeria Gustosa di Viale Abruzzi. Un forno a legna, una quindicina di coperti, una moglie alla cassa e due bambini che spesso temporeggiano fino a tardi nel locale in attesa che qualcuno li porti a casa. Il duello con le pizzerie limitrofe è impietoso: se il turco di fianco riesce a vivacchiare grazie al kebab, Mario il sudamericano di Piazzale Bacone ne esce con le ossa e le tasche rotte. E a nulla il servizio a domicilio, a nulla la Fanta gratis. Solo la Piccola Ischia non teme la rivalità di Pablo. Storia e tradizione, nonché una clientela diversa, hanno ancora il loro peso. O forse è solamente la Marinara Classica con i pomodorini freschi.

UN BUSINESS MICA DA RIDERE. Il Chekiang di Via Giovanni Battista Pergolesi è quanto di più antipatico possa esserci per chi da quella strada ci passa quotidianamente con la macchina. Confondendosi con i vari Malpensa Express e Orio Shuttle appena partiti dalla Stazione Centrale, i torpedoni bloccano il traffico a intermittenza scaricando davanti al Chekiang comitive di turisti cinesi affamati. Un business mica da ridere capace di trasformare quello che a tutti gli effetti è un qualsiasi ristorante cinese in una qualsiasi zona della città. E tu chiamala, se vuoi, capacità imprenditoriale.

POLLO ALLE MANDORLE. Al Fortuna la storia è diversa solo in parte. Gli inizi, una decina di anni fa: molti stenti e neanche venti metri quadrati per un ristorante cinese come tanti altri ma molto meno presentabile. Una su tutte: la dispensa. Sottoterra, accessibile aprendo una botola sul pavimento vicino alla cassa e scendendo nelle tenebre tramite una scalinata da brivido. Un posto perfetto per tenere sequestrato qualcuno: niente di troppo accattivante, insomma. Qualche cliente italiano per il take-away, involtini primavera e pollo alle mandorle. Avventori perlopiù occasionali, attratti dalla vicinanza da casa nelle domeniche di campionato. Quasi nessuno seduto ai tavoli, nonostante il concorso a punti e i salvadanai a forma di maiale in palio per chi avesse avuto il coraggio di affezionarsi. Un segreto per nessuno: le cose al Fortuna non andavano per nulla bene.

INCA KOLA. Da qualche anno è cambiato tutto. Oggi con trenta punti si vince un “ricchissimo ceviche de pescado misto” assieme ad una Inca Kola, intruglio giallastro dal sapore di cingomma che in Perù, caso unico al mondo per una bibita analcolica, è più venduto della Coca Cola. E se le tenebre sotto la cassa sono rimaste, i tempi bui per Hu Shuzhen e consorte sono terminati. Oggi per sedersi si fa la fila, così per mangiare. Cibo peruviano per clienti peruviani. Unica eccezione una notevole apertura alla cucina ecuadoriana: come una trattoria milanese che cucina anche la bagna cauda.

JERRY RIVERA. Buen provecho! A un tavolo siedono cinque allegri signori dai tratti indios. Al contrario di quanto racconta Colaprico al Fortuna i wanton li preparano ancora. Peccato però che, a parte il solito sparuto italiano in vena di take-away, non li ordini più nessuno. Nei piatti chicha morada, chiccharon de chancho con mote e arroz chaufa. E, naturalmente, il migliore ceviche de pescado della città. Sul tavolo anche una decina di Heineken da sessantasei e un litro e mezzo di tè alla pesca San Benedetto. Cellulari di penultima generazione battagliano fra loro suonando le canzoni di Jerry Rivera in mp3. Le piccole casse riescono a stento a coprire la piccola televisione che, da sopra il frigorifero da bar, canta la riscoperta beat dei Pooh a Domenica In. Hu si fa vedere solo quando, finita la birra, deve scendere negli abissi a fare rifornimento. Altrimenti se ne sta in cucina in compagnia di un aiutante silenzioso mentre sua moglie Maria (altro nome di convenienza) serve ai tavoli, parla poco e ride disturbata.

DONA FLOR. Quello che si sa: un giorno Hu Shuzhen assume un cuoco peruviano. Non passa qualche mese e il suo piccolo squallido ristorante si è riempito di un popolo rumoroso e affamato, spesso alticcio, sempre pronto ad aggregarsi. Nel nome di quella che sembra una nostalgia allegra. Che Hu può aiutare a coltivare al meglio grazie a manicaretti che ricordano quelli di mamita. E il Fortuna “trasudamerica”. Intanto Hu, scaltro, sbircia domanda e impara i segreti di una cucina lontana, quasi fosse in Erasmus alla scuola di arte culinaria di Dona Flor. E appena sente di saperne abbastanza, con buona pace della riconoscenza, licenzia il cuoco peruviano: la baracca può e deve tornare a funzionare in famiglia. Con una piccola ma sostanziale differenza: una cinquantina di latini da sfamare e dissetare ogni giorno per pranzo e per cena.

KYMCO. Se Hu Shuzhen e sua moglie Maria preferiscono il riserbo, lo stesso non si può dire dei loro avventori. A domanda non rispondono, inondano direttamente di parole e comincia la festa. Sono loro i padroni di casa, ben felici di avere ospiti. La Pausini e Balotelli, Pato e Ramazzotti: i punti di convergenza sono sempre quelli. Lavorano come pony express grazie al loro cinquantino Kymco o guidano furgoni della TNT o della UPS. E, appena hanno tempo, soprattutto la domenica, si dedicano al loro hobby preferito: riunirsi, ritrovarsi, divertirsi. Lo facevano in massa in Piazza del Duomo prima di essere sfrattati. Lo fanno oggi dietro al Corvetto, in un parco su Via Fabio Massimo che costeggia la tangenzialina per San Donato. E, nel suo piccolo, lo fanno al Ristorante Fortuna. Su di una parete, sotto a un orribile orologio digitale Made in China, decine di annunci economici in spagnolo: moto Cagiva in vendita, ricerca di coinquilini per stanze in Via Padova, offerte e soprattutto domande di lavoro. Sedute ai tavoli intere famiglie, amici, persone che si conoscono solo di vista. Davanti a loro la “muerta”, la birra ghiacciata che accompagna il ceviche, attende che venga il suo turno. Attende che Hu Shuzhen sforni la sua specialità.

IVAN ZAMORANO. Domenica scorsa al Fortuna è addirittura saltata fuori una chitarra. E pazienza se dentro al locale quasi non si riusciva più a muoversi. A suonarla un sosia di Ivan Zamorano, maestro di pressing alto mai dimenticato dai tifosi interisti. Le melodie di Jerry Rivera le conosce proprio tutte. Su richiesta prova anche a strimpellare “Noche de Ronda” di Luis Miguel. Lo fa storcendo il naso: le canzoni argentine proprio non gli vanno giù. E infatti riattacca subito con Rivera. Intanto un suo socio cerca di parlare nonostante la sbronza. Racconta che durante la settimana lavora come imbianchino per 110 euro al giorno. Racconta che nel suo paese è ingegnere e che ha studiato sette anni in università. Racconta che al suo paese il pesce per il ceviche se lo va a pescare di persona. Non esiste motivo per non credergli. Intanto sorride e si gusta il migliore ceviche de pescado di Milano. Per la gioia di Hu Shuzhen e della moglie Maria che, ridendo, batte uno scontrino.

 

PER APPROFONDIRE:

Ristorante Cinese Fortuna

Via Bartolomeo Eustachi 48

20129 Milano