CASO SPINOSO: GIUSTIZIE PARALLELE
Majid Zergout è stato per lungo tempo l’imam della moschea di Varese. Insieme ad alcuni suoi collaboratori ha subito un processo per associazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale. Lo scorso 24 maggio la Corte di Assise del Tribunale di Milano lo ha assolto assieme ad un suo “socio”: per la giustizia italiana, dunque, Zergout è del tutto innocente. Non conosco Zergout, non conosco le carte processuali, non conosco i fatti: conosco solo la sentenza. Zergout per la giustizia italiana è un innocente. Un innocente che, tra l’altro, ha scontato due anni di carcere preventivo. Nella notte tra lunedì e martedì, da poco finito il lungo ed estenuante processo, con un decreto firmato dal Ministro dell’Interno Giuliano Amato Zergout viene prelevato nella sua abitazione per essere espulso e rimpatriato in Marocco in quanto “sospetto terrorista”. In pratica: un imputato assolto dal tribunale in un processo per terrorismo viene espulso dal governo del nostro paese in quanto sospetto terrorista. Una divisione dei poteri che, in questo caso, vacilla almeno un po’. Zergout viene portato in Questura a Varese, pronto ad essere trasportato nella giornata di martedì a Malpensa per l’espatrio. Piccolo particolare: Zergout una volta tornato in Marocco rischierebbe la tortura. Il governo di Rabat, infatti, veramente poco paragonabile ad una democrazia europea, non avrebbe troppe remore a fare prelevare un suo nemico (tra gli attentati di cui è accusato, infatti, anche uno a Casablanca) dai servizi segreti e a macinarlo per bene. L’avvocato di Zergout, però, si rivolge a Strasburgo alla Corte Europea. Che gli da ragione: un’eventuale espulsione in direzione Marocco da parte dello Stato Italiano, infatti, violerebbe l’articolo 3 della Convenzione, quello per capirci sulla difesa dei diritti umani. Strasburgo blocca tutto, in extremis, e lo fa con un fax a Roma: dalla capitale a Varese, però e guarda caso, la comunicazione del provvedimento tarda ad arrivare. Sono ore di tensione e Zergout riesce ad essere stoppato praticamente solo quando si trova sulla scaletta del velivolo. Però riesce a non partire: ora si trova al centro di permanenza temporanea di via Corelli a Milano. Il questore, infattil, gli ha revocato il passaporto. Il suo caso, comunque, è lungi dall’essere risolto. Senza sapere che persona sia questo Zergout: se un tribunale della Repubblica Italiana lo ha dichiarato innocente, come può il governo decretarne l’espulsione?A PROPOSITO DI GIUDIZI AFFETTATI
I risultati delle indagini tossicologiche e dell’autopsia sul giovane morto al liceo di Paderno Dugnano sono stati resi noti. Scrive Paolo Colonnello su La Stampa:
Non è stato uno spinello ma un cocktail micidiale a base di crack ad avere ucciso il 16 maggio scorso Dario Evola, il quindicenne morto in classe poco dopo l’intervallo. Erano stati alcuni studenti della sua scuola, l’istituto tecnico «Gadda» di Paderno Dugnano, a riferire di averlo visto fumare una «canna» in compagnia di altri ragazzi nei corridoi. E questo aveva tratto in inganno le prime fasi dell’indagine. Ma Dario quel giorno non stava fumando hashish o marjiuana: stava per dire addio alla vita immettendo nei suoi polmoni una delle droghe più letali degli ultimi anni.
La campagna tutta italiana “muore per una canna” può finalmente finire: finisce comunque un po’ troppo tardi e con titoli troppo piccoli rispetto a quelli di qualche giorno fa. Niente e nessuno da difendere, se non la corretta informazione.
DEL CAMERUN, DEL DOTCOM E DEL PROSCIUTTO
Kevin Ham, il più potente domainer del mondo, ha recentemente stretto un accordo strategico con il governo del Camerun, identificato su Internet dal dominio “.cm”, grazie al quale riesce ad arricchirsi ad ogni errore di digitazione alla tastiera degli indirizzi web. Quando un utente sbaglia, scrivendo un Url non registrato nel database dello stato africano, ma registrato da Ham, viene reindirizzato al sito Agoga, un dominio a norma delle direttive espresse dall’Icann, l’ente internazionale che gestisce gli indirizzi web di tutto il mondo, dove le visite vengono monetizzate grazie ai banner pubblicitari. L’operazione avviene nella legalità, ma alcune aziende, prima fra tutte Google, sono pronte a muoversi legalmente, considerando l’azione compiuta dal domainer in totale violazione delle norme che proteggono il proprio trademark.LICEO RADICALE DEL GIORNO DOPO
Sono usciti divertiti, ma anche incuriositi, gli studenti del Liceo Parini, uno dei dieci istituti di Milano dove i radicali hanno oggi intrapreso la loro campagna di informazione sessuale e contraccettiva che andrà avanti fino alla chiusura delle scuole. Gli hanno attesi all’uscita distribuendo loro preservativi e materiale informativo. Ad accompagnarli un ginecologo, pronto a mettere la sua competenza e, all’occorrenza, a prescrivere anticoncezionali d’emergenza. Un’iniziativa simbolica nata anche dai recenti dati che danno l’uso di contraccettivi fra gli adolescenti come un qualcosa di non ancora acquisito in modo definitivo. Un’iniziativa anche politica (accompagnata in Parlamento da una proposta di legge), volta a mettere in risalto come l’Italia sia uno dei pochi paesi dove per ottenere la pillola del giorno sia necessaria una ricetta medica (non riutilizzabile). Un fatto che, a pensarci bene, non aiuta neanche coloro che vogliono conseguire una diminuzione effettiva delle interruzioni di gravidanza.IL NUOVO DEMIURGO TELEVISIVO
E’ passata già una settimana, ma sembra che la concorrente del Big Brother australiano Emma Cornell saprà della morte di suo padre solo nel momento in cui sarà eliminata dalla casa del «Grande Fratello». Non è uno scherzo di cattivo gusto, ma è la discutibile decisione presa dai produttori del reality show che va in onda sull’emittente australiana Channel Ten che hanno deciso di non avvertire la concorrente del triste evento. La scelta ha provocato tante polemiche e accuse che ricordano quelle che già l’anno scorso aveva interessato il programma dopo una presunta aggressione sessuale subita da un’altra concorrente. La ventiquatrenne Emma Cornell da circa un mese sta partecipando al popolare reality ed è chiusa nella casa dello show senza sapere niente di quello che accade fuori. I produttori cercano di difendere la loro decisione affermando che Raymond Cornell, 53 anni, era già seriamente malato di cancro quando la ragazza ha deciso di partecipare al programma. Mercoledi 16 maggio l’uomo è morto in un’ospedale di Adelaide e la sua famiglia lo ha seppellito lunedi scorso. I produttori, inoltre, affermano che per adesso la volontà della famiglia della Cornell è quella di non dire niente alla ragazza, ma di informarla solo nel momento in cui uscirà dalla casa. Il paradosso è che ormai l’unica a non sapere della morte di suo padre è Emma, visto che il suo fidanzato, Tim Stanton, in un’intervista al Sydney Daily Telegraph newspaper ha fatto conoscere ai cittadini australiani il tragico evento. Tuttavia Stanton ha difeso i produttori affermando che lo stesso padre della ragazza ha chiesto che Emma venisse a conoscenza della sua morte dopo la fine della sua avventura al Big Brother. «Suo padre - ha confessato - non voleva che lei fosse sconvolta o che dovesse abbandonare la casa per andare ai suoi funerali. Non voleva rovinarle questa esperienza. Sicuramente quando uscirà dalla casa rimarrà sconvolta da ciò che accaduto, ma poi con il tempo capirà quanto il padre l’amasse». Naturalmente per molti psicologi non vi è spiegazione che tenga e il fatto che la ragazza non abbia potuto elaborare il lutto potrà causare sulla sua psiche seri problemi in futuro: «I produttori del programma sono eticamente degli irresponsabili» afferma Tim Costello, psicologo e amministratore dell’ente di beneficenza “World Vision”. Ma i produttori rispondono seccamente: «Abbiamo rispettato solo la volontà della famiglia».
Francesco Tortora per la Repubblica






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