SAN MICHELE SERRA

Di seguito l’Amaca di Michele Serra pubblicata su “la Repubblica” di martedì 27 gennaio. Della serie: parole sante. L’argomento? Alcune (lucide) considerazioni sulle (stupide) dichiarazioni fatte dal “leader” dei no-global Luca Casarini sul Presidente della Camera Fausto Bertinotti.

Forse perché eletto in rappresentanza di chi non ha voce, l’onorevole Casarini parla parecchio. Politicamente parlando, è uno che cammina sul filo. Solo che lo percorre con gli scarponi chiodati, tenendo in continua apprensione anche chi, come noi, lo tiene in viva considerazione. Prendete questa sua intensa dichiarazione di ieri: “Bertinotti è seduto sulla poltrona di presidente della Camera mentre il subcomandante Marcos fa la sua lotta nella foresta del Chiapas”. Ora: la carenza di foreste nei pressi di Roma è cosa nota. Possiamo deplorarla, insieme a Casarini, e al tempo stesso valutare se non sia il caso di riaprire anche in Italia, circa cent’anni dopo, il fronte della lotta contro il latifondo. Ma, obiettivamente, possiamo addossare a Bertinotti la colpa di non risiedere nella selva, di non raggiungere a cavallo il luogo di lavoro e soprattutto di non tenere conferenze stampa con il cappuccio nero e il machete infisso, poco distante, in un tronco d’albero? E allora, se non possiamo, perché non dedicarci, tutti insieme, a metafore più congrue? Casarini se ne faccia una ragione, la storia e il destino non ci hanno riservato lunghe e avventurose marce nella selva tra sabbie mobili, anaconda e mercenari gringos. Per quelle cose ci tocca andare al cinema.

GENESI DEI BAMBINI IMPIEGATI

“La campanella è suonata bambini, si va tutti al self-service!”. Suonerà più o meno così in futuro il richiamo al rancio delle maestre degli asili e delle scuole milanesi fino alle secondarie (le medie, dette con la da poco vecchia ma già rimpianta denominazione “classica”). Dopo averlo sperimentato per quasi due mesi su sette istituti sparsi per la città, infatti, la giunta comunale sembra intenzionata ad eliminare il vecchio scodellamento dalle mense in favore del sistema a self-service. Cibi sempre caldi, possibilità di diete personalizzate (per esempio per ragioni etnico-religiose o di salute) e maggiore igiene i motivi principali dell’inversione di tendenza, nata anche dalle pressioni che continui scandali circa l’igiene delle mense hanno comportato sulla questione. Per i bambini sembra una pacchia: in un mese, promette la società appaltatrice del progetto, gli scolari non mangeranno praticamente mai lo stesso piatto. Un bel business, quello dell’impresa di proprietà comunale (capace di fornire oltre 80′000 pranzi al giorno e attiva anche nel campo dell’assistenza per gli anziani), che centralizzerà l’arrivo delle derrate alimentari in unico magazzino, per poi distribuirle alle varie cucine da cui partiranno i furgoncini frigoriferi in direzioni degli istituti d’istruzione. Per il bambino, “foraggiarsi” tramite self-service, significherà anche maggiore responsabilizzazione, per esempio nello smaltimento corretto dei residui di cibo (umido, carta, etc.). La dieta seguita, e non poteva essere altrimenti, è quella (ormai mitica) mediterranea, la più indicata per fornire all’organismo le giusta quantità dei vari elementi nutrizionali. Ma la sfida non è solo nell’inseguire il più giusto apporto delle sostanze nutritive, bensì nel cercare di miscelare con essa una sana dose di edonismo del palato e un cospicuo pizzico di responsabilità (nella scelta e nelle quantità) al giovane essere umano sempre più piccolo e inconsapevole impiegato in erba.

BAMBINO VIVACE? TI TAGLIO LA LINGUA

Quasi come nell’antico Egitto, dove i faraoni facevano mozzare la lingua ai prigionieri di guerra per avere un facile strumento di conta dei futuri schiavi. Tutto succede alla scuola primaria Luigi Cadorna di via Carlo Dolci, in zona San Siro a Milano. Un istituto come tanti altri in un quartiere popolare della città, dove la percentuale di alunni con genitori stranieri è in costante aumento. Il sanguinoso incidente accade mercoledì 21 gennaio, anche se i mass-media lo riprendono soltanto sei giorni a partire da un articolo apparso sul “Corsera”. Un’insegnante di sostegno di 22 anni, lasciata sola dalla maestra di ruolo a gestire una seconda classe, taglia con una forbice la lingua ad un suo piccolo scolaro. Il motivo? Il bambino sarebbe stato un po’ troppo vivace e si sarebbe reso colpevole di recarsi troppo spesso verso il cestino della pattumiera per temperare la sua matita. “Vieni qua che ti taglio la lingua” - sarebbero state le parole con cui la giovane maestra avrebbe iniziato quello che poi avrebbe chiamato “un gioco”. Una sfida accettata dal piccolo (sette anni e genitori tunisini), che si sarebbe avvicinato all’insegnante e alle sue forbici. A quel punto è scattata quella che sembra essere più una tragica fatalità che un atto volontario. Fatalità, beninteso, che ha comunque le sue basi in un atteggiamento assurdo da parte della donna. Per il bambino cinque punti di sutura ed uno stato di shock ancora molto forte a distanza di giorni. Nonostante il ritardo con cui è uscito sulle televisioni e sui giornali il fatto, come prevedibile, ha fatto grande clamore. E la giornata alla scuola di via Dolci è stata molto intensa. Nessun commento da parte del preside, che si affida ad un dispaccio appeso in bacheca che invita alla prudenza senza volere ridimensionare in nessun modo quanto successo. Alle insegnanti, invece, il silenzio è imposto ma qualcuno, come una maestra di prima classe, tiene a precisare: “L’importante è non generalizzare, in questa scuola si lavora e sodo. E riguardo a quella ragazza, se le cose non vengono smorzate, si rischia che si butti giù dalla finestra”. Senza freni, invece, i genitori. Galera, manicomio o semplice preoccupazione: la maggioranza di mamme e papà condanna senza attenuanti quanto accaduto. Il sorprendente, però, arriva da chi in quella 2°C ha il proprio figlio: “E’ stato un incidente. Mia figlia mi ha raccontato che tutto è nato da un gioco: la maestra non voleva certo far male al piccolo”. Su quanto è successo, però, è intervenuto duramente il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni: “Di fronte a comportamenti di tale gravità è solo una la risposta possibile: tolleranza zero. Le centinaia di migliaia di insegnanti seri della scuola italiana non meritano di essere screditati da pochi irresponsabili”. Anche per questo ha avviato subito la procedura di licenziamento in tronco per l’insegnante dalle forbici facili.